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 13 Luglio 2020

La storia di Eliane è stata raccolta dall’Associazione Parsec nell’ambito della ricerca-azione Pro.Ri.Ti.S. - Programma pilota per le procedure di Riconoscimento dei Titoli di Studio di titolari di protezione internazionale, cofinanziata dal Fondo Europeo per i Rifugiati, Programma Annuale 2009, e dal Ministero dell’Interno – Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione.

Eliane (nome di fantasia) è una ragazza della Costa D’Avorio, giunta in Italia nel 2007 ed in pochi mesi riconosciuta rifugiata.

Infermiera nel proprio Paese d’origine, Eliane ha avviato la procedura per il riconoscimento del proprio titolo universitario circa due anni fa, accompagnata in questo iter da una piccola associazione del territorio romano che ha per altro sostenuto le spese per contattare l’università in Costa D’Avorio e far spedire i documenti necessari all’avvio della pratica. Dopo aver ottenuto la Dichiarazione di Valore sul proprio titolo di studio attraverso il Ministero degli Affari Esteri, è cominciato il travaglio di Eliane, che sta tentando di far riconoscere il proprio titolo dal Ministero della Salute.
In particolare, ad Eliane è stato richiesto di sostenere un esame che la abiliti alla professione di infermiera; Eliane ha tentato questo esame già 3 volte, ma nonostante il sostegno di un medico volontario che l’ha aiutata nello studio non ha mai superato la prova. Eliane ritiene che uno dei problemi principali sia la lingua (nei centri di accoglienza in cui è stata l’insegnamento dell’italiano prevedeva solo il livello base). Secondo lei sarebbe necessario che il Ministero della Salute organizzasse un breve corso di lingua “tecnica”. L’iscrizione all’esame costa 300 euro e devono passare 6 mesi prima di poter sostenere nuovamente l’esame in caso di esito negativo.
Eliane racconta che la percentuale di successo alla prova scritta è estremamente bassa (2-3 persone su 50) e lamenta l’impossibilità di controllare la propria prova per vedere quali siano state le risposte sbagliate.
L’ultima volta che ha sostenuto l’esame le è stato detto da uno degli esaminatori che poteva fare un tirocinio invece dell’esame, informazione che non le era mai stata data e che è in attesa di essere confermata.

Nel frattempo lei sta lavorando come badante per vivere, ma deve anche studiare per l’esame.
L’associazione che l’ha supportata nel percorso di riconoscimento dei titoli l’ha aiutata a trovare una borsa di studio per fare un master (visto che aveva la laurea) in mediazione culturale (costa 4.000 euro).
Lei vorrebbe fare l’infermiera ma anche la mediatrice, per aiutare gli altri stranieri viste tutte le difficoltà che lei ha incontrato.

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